Non si cresce se non ci si differenzia, 

ma non ci si differenzia se non si appartiene. 
(Vella, Camillocci)

In questo post puoi leggere di: psicoterapia, adolescenti e genitorialità.

I cercatori di adulti

Noto sempre più come gli adolescenti che bussano alla mia porta ricerchino un adulto prima ancora di uno psicoterapeuta.

Me ne accorgo perché si illuminano quando questo tipo di incontro avviene. Passa da cose semplici: dare il nome giusto alle cose, riconoscerli come persone, farsi carico di loro tracciando confini e regole. Poter stare, senza scappare, quando ci mettono paura, perché in realtà hanno paura loro.
È sedersi accanto a loro, guardare nel vuoto con le gambe a penzoloni, raccontando che le paure possono trasformarsi in coraggio e che non per forza deve essere tutto perfetto.
 
Essere adulti non è questione anagrafica: l’adultità manca quando si è lasciata troppa polvere sotto il tappeto. Quando non si sono curate le proprie ferite queste, avidamente, non concedono uno spazio per vedere l’altro e pensarlo. Le energie sono ancora investite, spesso inconsapevolmente, nell’automedicazione.
 
Capita che gli adolescenti, i cercatori di adulti, falliscano nella loro ricerca: trovano così altri modi per sopravvivere.
 
Mettersi i vestiti dei grandi è uno di questi: giungono ragazzi di 14 anni preoccupati del loro reddito e lavoro futuro, con progetti definiti, peccato non si tratti di un loro progetto ma di qualcosa che va a compensare la sicurezza mancata.
 
Ci sono i cercatori che invece annientano l’adulto: potrebbe tornare in mente Winnicott e l’adolescenza come atto aggressivo (“se il bambino deve diventare adulto questo avviene sul cadavere dell’adulto”). Ma qui è cosa diversa: sono quei ragazzi che creano un loro sistema di non-regole per sentirsi esistere. È mancata la regola come qualcosa di protettivo, non di detrattivo. Non si parla di trasgressioni, ma di veri e propri comportamenti dal sapore antisociale.
 
Poi ci sono gli ultimi, che la rabbia la rivolgono a se stessi: sentono il peso della propria nascita, presenza e vita. A volte questo peso è troppo, e decidono che è meglio toglierlo agli altri e poi a se stessi. Sono i cercatori che non ci sono più.
 
A tutti i cercatori auguro di intercettare uno sguardo adulto, di sceglierlo e preferirlo tra tanti senza lasciarlo.
 
Ai grandi auguro di poter essere adulti sufficientemente buoni, anzitutto per se stessi: ciascuno nel suo ruolo può essere un tesoro prezioso per i nostri cercatori.

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